4-8.11.13 Valle di Kathmandu

I giorni iniziano a correre sempre più veloci e si avvicina la fine del viaggio. La partenza da Pokhara è di prima mattina, in serata saremo a Bhaktapur. Dato l’entusiasmo dell’uscita in rafting di qualche giorno fa decidiamo di riprovare l’esperienza e ci aggreghiamo ad un gruppo per la discesa della sezione successiva dello stesso fiume percorso la prima volta, proprio a metà strada tra la città dove siamo ora e quella dove siamo diretti. L’equipaggio di cui facciamo parte anche noi è formato, oltre che dalla nostra guida, da altri 4 ragazzi, una coppia nepalese – di cui lui è piastrato, vestito con boxer D&G e polo Fred Perry e super eccitato ad ogni sbalzo del canotto – un tipo arabo che si tuffa in acqua con lo smartphone con la telecamera accesa e infine una ragazza cinese che fa metà del tragitto a mollo nel fiume. Giulia invece non ha voglia di tuffarsi. In circa 5 ore, inclusa una pausa pranzo, siamo al punto di arrivo dove aspettiamo il veicolo che ci accompagnerà a Kathmandu. Da lì probabilmente prenderemo un taxi per Bhaktapur. Ore e ore di strade indicibili sul van da 9 posti e poi una sosta. Ho la testa che mi fa male per i sobbalzi lungo la strada, ho tanta fame e non vedo l’ora di arrivare all’hotel dove resteremo per ben 4 notti (una parentesi che somiglia quasi alla sedentarietà in questi 4 mesi di nomadismo). In lontananza vedo una città. Così grande penso non possa che essere Kathmandu. È così. Chiedo conferma all’autista. È a soli 10 o 15 km. Mi rincuoro, ormai ci siamo. In realtà arriviamo più di 1 ora dopo. In effetti in Nepal la media da considerare per la percorrenza delle strade è proprio di 15 km/h.

La contrattazione per il taxi da Kathmandu non è semplice perché sono le 18.30 e secondo l’autista sarebbe scattata la tariffa notturna ma alla fine riusciamo ad accordarci per il prezzo che volevamo noi, 10 volte più basso di quello chiesto inizialmente. L’hotel di Bhaktapur dove abbiamo prenotato, il Planet, è discretamente conosciuto in Italia. Uno dei due soci è italiano, Francesco. Questo fatto attira molti connazionali (praticamente tutti gli ospiti presenti), fa sì che tutto lo staff nepalese parli italiano e che la cucina del ristorante interno “La bella nepali” sia improntata su quella italiana. Insomma, ci si trova in una piccola isola, in un piccolo pezzo di Italia spostato nella valle di Kathmandu. L’atmosfera è gradevole ma non è luogo per chi cerca autenticità e contatto con l’ambiente locale. Dall’altro lato, però, le tagliatelle al ragù, le lasagne e la pasta al pesto sono ottime, gli gnocchi sorprendenti. Dopo l’incontro, la prima mattina, con una coppia di signori che abitano a Jesi (a 200 metri da casa mia) che contribuisce ad alimentare l’attualità de pensiero “com’è piccolo il mondo!” si parte alla volta del centro di Bhaktapur.

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La più bella tra le città medievali della valle di Kathmandu non tradisce le aspettative. La vita brulica lungo le sue strade piene di negozi e venditori ambulanti e nelle sue piazze dove la vita si svolge intorno ai templi e alle pagode testimonianze di un grandioso passato. Ma sono i vicoli, con i loro ciottoli, le statue, i tempietti, i pozzi, le fontane, la puzza, l’umidità, sono i vicoli, che collegano piazze secondarie e cortili e dove si può veramente vagare senza una meta precisa, ad essere le parti più intrise di atmosfera. A brevissima distanza da Bhaktapur c’è il tempio di Changu Narayan, patrimonio dell’Unesco situato su un crinale, mentre appena più distante si trova il monastero di Namobuddha. Passato il piccolo centro abitato e lo stupa, come sempre adornato con le famosissime bandierine colorate buddiste, in 15 minuti si raggiunge il monastero che gode di una posizione straordinaria con vista sulle colline terrazzate circostanti. In un paio d’ore di cammino sotto il sole si arriva a Panauti, paese alla confluenza di tre fiumi con un’imponente pagoda e dove incontro una vecchia negoziante che oltre a non parlare né capire alcuna parola inglese (cosa strana per il Nepal) non comprende neanche i numeri arabi.

Il tempio di Vajrayogini con le sue innumerevoli scimmie, quello di Gokarna, il grande e ricco monastero di Kopan e il magnifico stupa di Bodhnath completano il quadro della valle di Kathmandu. Prima di andare alla volta della capitale nepalese, però, c’è un’ultima tappa. Quella a Pashupatinath. Qui bovini vagano per le vie di questo che è il tempio Hindu principale in Nepal, qui i santoni vestiti d’arancione e con il volto decorato da colori e da lunghe barbe camminano lenti poggiandosi su un bastone tra migliaia di fedeli. Un’aura di sacralità pervade tutta la zona. Su una sponda del fiume che costeggia il complesso sacro è in corso una cremazione. Le fiamme del fuoco che arde per liberare l’anima dal corpo si riflettono sull’acqua grigia. È l’ultima immagine che ho prima di tornare a Kathmandu.

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